UNA STORIA VERA .... BULLISMO TRA RAGAZZE


All’inizio di questo anno, a causa di un violento incidente, una ragazza ha perso la vita. Il giorno dopo in classe, tutti i miei compagni hanno espresso la loro opinione e anch’io ho commentato l’accaduto, dicendo che ci sono delle regole stradali da seguire, per non correre pericoli. A ricreazione una mia compagna e altre tre bimbe, di cui una esterna alla scuola, mi hanno attaccata in gruppo, minacciandomi e umiliandomi davanti a tutti, per il commento che ho fatto. Non sono riuscita a difendermi a parole e per non sentirle più, me ne sono andata in classe: per la rabbia ho tirato un pugno alla porta (non ho rotto la porta, ma il dito sì). Loro mi hanno seguita fino in aula e di nuovo minacciata e umiliata davanti a tutti. Per fortuna c’era il professore presente alle minacce che ha intimato loro di uscire, ma non lo hanno ascoltato continuando a offendermi. Quando alla fine se ne sono andate via, ho raccontato tutto all’insegnante. In quel momento mi sono resa conto che la classe si era schierata contro di me, perché non condivideva il mio commento iniziale sul seguire le regole stradali. Allora il professore ha spiegato a tutti, che io avevo detto una cosa giusta, prendendo le mie difese. Per non sentirli sono uscita in corridoio con la mia migliore amica, sono scoppiata a piangere, mi mancava il respiro e quando la mia amica mi ha vista così, per rabbia ha dato un pugno al muro. Dalla mia parte avevo le mie due migliori amiche e pochi compagni, mentre la mia compagna che ha chiamato le altre per darmi la caccia, era appoggiata dalla maggioranza. Ma lei non aveva ragione! In seguito col professore e le mie migliori amiche, sono andata dal preside e gli ho raccontato tutto.
Quel giorno, quando sono tornata a casa, mia madre mi ha portata subito in ospedale per via del dito e successivamente dai carabinieri a denunciare l’accaduto. Il giorno seguente, i carabinieri sono venuti a scuola per parlare col preside, il quale ha richiamato le ragazze invitandole a chiedere scusa. In effetti il giorno dopo si sono scusate con me, non perché avevano compreso di aver sbagliato, ma solo per provare a convincermi a togliere la denuncia. Io ho detto NO e ho fatto bene, perché sono venuta a sapere, che lo stesso giorno in cui se la sono presa con me, avevano minacciato anche un’altra ragazza, perché aveva salutato innocentemente il ragazzo di una di queste. Nel frattempo il clima in classe era diventato quasi intollerabile, tutti mi assillavano dicendo di togliere la denuncia, altrimenti mi avrebbero guardata in modo diverso. Io ho cercato di non ascoltarli: loro non capivano il male che queste ragazze mi hanno fatto.
Tanto per fare un esempio di come è cambiata la mia vita dopo: per andare a scuola di solito prendevo il pullman e per quattro mesi, non sono più riuscita a prenderlo per la paura di incontrarle. Avevo paura anche ad uscire di casa, a stare a casa da sola, ad andare in giro con gli amici, insomma avevo paura di tutto. Non mi vergogno a dire che tutt’ora ho paura, perché la paura non è segno di debolezza, ma a volte è la spinta che porta a reagire, a trovare la forza di andare avanti, dopo aver subito queste cose. Qualche giorno dopo, ho ricevuto una chiamata da numero sconosciuto e quando ho risposto mi hanno minacciata di morte, subito ho passato il telefono a mia madre che ha risposto a tono, al mio posto. Dopo quella telefonata mi è caduto il mondo addosso: oltre ad avere paura, mi sentivo sola, inutile e mi sembrava di non avere la forza per andare avanti. Ho iniziato un percorso dalla psicologa, perché questo fatto, ha segnato molto la mia vita e credo anche la mia adolescenza.
Da un mese ho iniziato di nuovo a prendere il pullman per andare a scuola, non nego che ho paura e che a volte ci penso, mi arrivano dei flashback anche se non voglio. Ho voluto scrivere la mia esperienza, perché se a qualcuno di voi è successa una cosa simile, lo può scrivere, ne può parlare! Il mio consiglio è raccontare subito tutto ai genitori, andare a denunciare queste persone (cretine) farsi seguire da uno psicologo, perché è un’esperienza che può segnare tanto la vita di un adolescente, può essere un trauma che rischi di portarti dentro per sempre, ed è veramente dura superarlo da soli.
Se pensate di non avere le forze per andare avanti, sappiate che non è vero, perché avete una famiglia che vi aiuta ed eventualmente i carabinieri. In gruppo sono tutti ganzi, ma in realtà presi uno a uno sono solo degli scemi che non si avvicineranno mai te quando sono soli. Quindi non tenerti tutto dentro, perché poi è peggio: non vale la pena essere tristi o non fare le cose che facevi prima, per colpa di persone stupide! La cosa che non capisco è perché non ci sia una legge che punisca tempestivamente queste persone e interrompa tutti gli atti di bullismo.
Piano piano ho ripreso in mano la mia vita e anche se a volte ho paura, cerco di affrontarla e mi sento più forte, perché fino a poco tempo fa, dicevo che non ce l’avrei fatta e pensavo di farla finita con tutto. Come vedi invece sono ancora qui, a raccontarti la mia storia, ancora non ho superato tutto, ma ho capito che ci sono persone fondamentali nella mia vita, che per loro sono davvero importante e potrò sempre contare sul loro aiuto.
P.S. Ricordati che non sei solo e come dice anche il mio nome (Be Strong) cerca di essere forte per te stesso.
Adesso se vuoi puoi raccontarmi la tua storia …

Be Strong